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Gennaio 2020

7 brani appena per la Sossio Banda in “Ceppeccàt” come i vizi capitali. L’unico difetto o meglio “peccato”, di un album bellissimo che ha il potere di spingere sull’immaginazione dell’ascoltatore rilasciando un profondo senso di libertà. C’è dentro questi brani un senso di nobiltà e fierezza popolare, un sound antico e moderno nello stesso tempo in cui riaffiorano ricordi e sensazioni di un’innocenza perduta. E’ il caso dell’iniziale “Ammidie”: che per chi come il sottoscritto ha visto in giovinezza dal vivo tre volte i Le Loup Garou, non può che far scattare la nostalgia. La canzone è addirittura  frenetica anella parte iniziale per poi evolversi sinuosa, nella maniera che non ti aspetti.

“Saziàti”: è invece decisamente evocativa, cinematografica “voler del pater potere” con un ottimo arrangiamento “fanno la guerra all’indigenza, mangiano l’infanzia all’innocenza”.
“L’avaro”: “guardo la gente che spende chi non lo fa mai si pente” dalla suggestiva e delicata melodia che ben si contrasta con il testo, che ricorda certi ritratti di De André .
Dopo l’irriverente filastrocca di “Ira”: “l’odio ti tocca con la bava alla bocca” arriva “Timbe”: una marcia agrodolce dove si può godere ancora una volta di un ottimo arrangiamento.
“Lui e lei”: “fusi come l’ombra al suo padrone il sole” è poetica e intensa, a tratti struggente: “non puoi nascondere il mare dietro l’indice, non puoi incatenare una nuvola”.
Chiude l’album “Chisse so loure”: trascinante e incisiva, coi fiati a prendersi la scena.

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