Recensione de Il blog dell’Alligatore, 22 novembre 2019

Gran bel disco questo secondo dei pugliesi Sossio Banda, uscito di recente. Ceppeccàt, dal barese “Che peccato” , con una doppia accezione: “che peccato” per l’uomo e “c’è peccato” dell’uomo. Questo per dire che nel disco si parla di vizi capitali. Lo si fa in modo aperto al mondo, libertario, per niente bacchettone e musicalmente molto colorato. I colori di un cantautorato folk e world, in tutti i sensi, direi quasi frankzappiano.

Sette pezzi quindi, quanti sono i vizi capitali. I miei preferiti, musicalmente parlando, sono: Sàziati – Gola, cantato in italiano, e in dialetto, è un pezzo che sale, sia come suoni, sia come voce, contro l’ingordigia, di cibo, sesso, potere. Geniale anche l’interpretazione dell’Ira, come voglia delle masse oppresse di ribellarsi, circense, balcanica, con un trascinante sax. Poi l’Avarizia, interpretata in modo classico come testo, struggente nei fiati e in una banda che suona come un solo uomo.

Bella la copertina, la musica, il cantato di Loredana Savino, l’uso di strumenti antichi e l’idea base. Per Ceppeccàt la Sossio Banda si è liberamente ispirata al libro di Umberto Galimberti I vizi capitali e i nuovi vizi, cercando di interpretare il tutto con l’uomo di oggi in testa. Mi sembra una buona prova.

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