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di Paola Perziano, 21 agosto 2014

CEPA: UNA PAROLA “LIBERA” PER TERRE JONICHE

Una serata dove c’era quel di più che ognuno di noi deve portare al prossimo appuntamento di questa cooperativa che combatte una battaglia di tutti! 

Alla Cepa di Isola Capo Rizzuto, la Cooperativa Terre Joniche ha invitato la società civile ad una serata di musica e festa. La Cepa è una località, ma anche il nome di un’antica vasca che permette un geniale sistema di irrigazione… (ma questa è un’altra storia da raccontare altrove). Ma è la passione con cui si pronuncia questo nome, un po’ indigeno, un po’ esotico, un po’ non-sense, che lascia subito intravedere quel progetto moderno e rivoluzionario di Libera terra per la gestione dei terreni confiscati alle mafie. 

Arriviamo a crepuscolo inoltrato e lucine di candele spuntano dai muri di pietra dell’antica casa baronale, alberi di fico, profumo di cibo, e persino il palco che ospiterà i 2 gruppi musicali è in armonia con il paesaggio; gli striscioni di “E!state liberi” e i volontari del campo di lavoro in maglietta gialla che vengono da tutta Italia, contribuiscono a far percepire un dinamismo che crea un vero spazio di collettività. E Lei la Cepa, alta e maestosa, è come una fonte battesimale per questa terra “arida”.

Quello che si sente subito è che tutti i presenti credono nel valore e nella validità di questi progetti, e la serata offerta da Terre Joniche, dice la presidentessa, “è un momento di musica e divertimento, quindi di piacere e di condivisione che aiuta ad alimentare la forza a dire No per poter dire Si”.

Così sul palco la Maurizio Presidente band che viene da Berlino, ma canta in francese e rievoca melodie balcaniche, con un -italiano straniero- invita a pensare a qualcosa a cui dire No…e a cantarlo! Piccole strategie che possono aumentare la propria consapevolezza e partecipazione, senza troppe didascalie ma con la vera convinzione.

Veniamo al neo… perché non lo trattengo più, quanti eravamo? Pochi, la percezione di quel “pochi” che ci ha fatto sentire indignati, perché per esplorare appieno questo indimenticabile momento di festa e poter continuare a respirare verità e allegria abbiamo bisogno tutti, ancor prima che Terre Joniche, di sentirci di più! Dopo, infatti, ci siamo potuti lasciar trasportare da questi originali e bravissimi musicisti. Per tutti quelli che non c’erano – qualcuno diceva libertà è partecipazione!-basterà non perdere altre occasioni! E non è solo la bellezza di questa musica, ma il fatto che il mondo si muove per arrivare fino a qui e sostenere una causa sporcandosi le mani, mentre noi crotonesi (tutta la provincia) siamo un po’ bradipi… diciamola la verità!

E siamo solo all’inizio, perché quando sul palco sono saliti loro, i pugliesi, i murgesi, quella Sossio Banda veterani nel sostenere Libera terra e Terre Joniche (devolvendo parte dei proventi della vendita dei cd alla cooperativa) allora il livello è parso che salisse ancora di più, non era solo una musica con sonorità così diverse da ballare come se fosse una pizzica ed al tempo stesso rimanere immobili come un concerto di musica classica. C’era quel di più perché prima c’erano stati altri, c’era quel di più di cui avevamo bisogno prima quando cercavamo volti e persone che eravamo certi di trovare, c’era quel di più che ognuno di noi deve portare al prossimo appuntamento: quando si dice che evoluzione o rielaborazione musicale è uguale a evoluzione della specie umana che mai come questa generazione abbisogna! 

Per concludere un invito a capire che c’è ancora tanto da imparare, e il nodo cruciale è sempre e solo quello… di primo acchito tutti hanno commentato con: “ poca pubblicità!”, anche se oggi il marketing è una scienza non uno spot! E poi: “ permessi ottenuti solo il giorno prima!” Vogliamo riconoscere che non c’è rete? Al posto di sinergia, per chi non c’era, è ancora una parola come CEPA!

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