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di Salvatore Esposito, 24 dicembre 2013

Speciale Sossio Banda

Realtà consolidata dalla world music italiana, la Sossio Banda, nel corso del suo percorso artistico ha coniugato le sonorità del Mediterraneo con la tradizione delle Murge, la loro terra di origine. Il loro nuovo album “Sugne” rappresenta il lavoro della raggiunta maturità, caratterizzandosi non solo per l’uso del dialetto, ma anche per un attenta ricerca sonora che li vede confrontarsi anche con un quartetto d’archi, un orchestra e una banda di paese. Abbiamo intervistato Francesco Sossio, per approfondire insieme a lui la genesi del disco e i temi trattati, senza tralasciare la ricerca sulle sonorità e i progetti futuri.
Se nel dibattito etnomusicologico internazionale le forme contemporanee di musiche di tradizione orale hanno un ruolo centrale – in virtù non tanto dell’interesse nei confronti delle dinamiche di produzione della world music, ma piuttosto perché spesso si configurano come elementi che riflettono i processi di trasformazione più profondi e strutturali dei gruppi sociali – le forme musicali di ispirazione popolare non hanno ancora incoraggiato una corrente di studi sistematica e definita.

Credo che si possa asserire che il motivo risiede principalmente nelle forme intrinseche di queste musiche, prodotte spesso da artisti “colti” che, come nel caso di cui daremo conto in queste righe, operano entro un vasto spettro di espressioni. Musiche, cioè, che – a differenza (per fare qualche esempio fra tanti) delle forme contemporanee dei canti confraternali, delle pratiche improvvisative legate ai repertori del “Maggio”, dei “canti a distesa” o delle “pizziche” salentine, che oggi sono interpretate anche da cantori giovani – si configurano fin dalla matrice come nuove, originali. E che, in virtù di questa importante caratteristica intrinseca, non sono dissimili – sebbene a un’analisi approfondita possano emergere differenze significative – da quelle prodotte secondo “canoni” (o entro generi) generalmente non interessati da questo irriducibile contrasto (che, per semplificare, si riconduce alle opposizioni “colto/popolare”, “orale/scritto” e via di questo passo). Un contrasto che, a ben vedere, genera un vortice infinito di interpretazioni, a dimostrazione del fatto che il procedimento di denominazione e categorizzazione per generi porta a risultati arbitrari.

D’altronde la storia (piuttosto recente) della “world music” ce lo insegna: alla fine degli anni Ottanta, una volta intercettato l’interesse crescente del pubblico per le musiche “etniche”, un gruppo di discografici si riunì e decise di creare (dal nulla) una nuova categoria commerciale che potesse comprendere artisti estremamente dissimili tra loro, accomunati solo dal non produrre musica mainstream: Nusrat Fateh Ali Khan, i Musicians of the Nile, i Drummers of Burundi, i Tenores di Bitti. Ciò premesso (e lasciandoci persuadere per qualche minuto dalla comoda funzionalità delle categorie di cui sopra) non mi stupirei di trovare nel catalogo della Real World o tra le promozioni della World Music Network la Sossio Banda, una formazione pugliese (come si legge nel sito, “tra le proposte più interessanti nel panorama della World Music italiana”), le cui produzioni si inseriscono, di buon grado e con elementi originali significativi, nel vasto insieme delle musiche di ispirazione popolare. Il nuovo disco della Banda – prodotto dalla HisTricks Records – si intitola “Sugne” e racchiude una selezione di musiche composte da Francesco Sossio, sassofonista che ha collaborato a lungo con Enzo Avitabile e altri artisti della scena world internazionale, come Baba Sissoko, Cheb Khaled, Femi Kuti, Manu Dibango, Luigi Lai.

Gli altri componenti del gruppo – Loredana Savino (voce), Tommaso Colafiglio (chitarre), Giorgio Albanese (fisarmonica), Francesco Leoce (basso), Michele Marulli (batteria), Pino Basile (percussioni tradizionali) – contribuiscono, con le loro differenti formazioni, al carattere innovativo del disco, caratterizzato, in tutte le sue declinazioni, da un suono curato, arrangiamenti attenti, esecuzioni eleganti e tecnicamente impeccabili e un’atmosfera generale di dinamicità, in cui gli strumenti tradizionali (ciaramelle, tamburi a cornice e a frizione) dialogano abilmente con quelli più prorompenti, come batteria, fisarmonica, sax tenore, mandoloncello. Già al primo ascolto, Sugne si configura come un disco complesso e multiforme. La componente estemporanea della musica della Banda, e quindi l’adesione, non solo formale, a un programma di esecuzione tradizionale, ha un ruolo secondario (anche se emerge in alcuni passi fondamentali). In questo modo l’intera narrazione musicale risulta sospesa tra l’evocazione dei linguaggi popolari della Murgia (che confluiscono innanzitutto nell’uso dei codici espressivi del dialetto) e un vasto patrimonio musicale, che spazia dal jazz al folk di matrice mediterranea.

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